Torquato Tasso - Opera Omnia >>  Gerusalemme liberata CANTO XVI  <--  *  -->  CANTO XVIII    
Other languages:   united_kingdom_flag                                   



iltasso testo integrale brano completo citazione delle fonti commedie opere storiche opere letterarie in prosa e in versi



CANTO DICIASSETTESIMO

[ Riassunto ]


1

Gaza citt de la Giudea nel fine,
su quella via ch'invr Pelusio mena,
posta in riva del mare, ed ha vicine
immense solitudini d'arena,
le quai, come Austro suol l'onde marine,
mesce il turbo spirante, onde a gran pena
ritrova il peregrin riparo o scampo
ne le tempeste de l'instabil campo.

2

Del re d'Egitto la citt frontiera,
da lui gran tempo inanzi a i Turchi tolta,
e per ch'opportuna e prossima era
a l'alta impresa ove la mente ha vlta,
lasciando Egitto e la sua regia altera
qui traslato il gran seggio e qui raccolta
gi da varie provincie insieme avea
l'innumerabil oste a l'assemblea.

3

Musa, quale stagione e qual l fosse
stato di cose or tu mi reca a mente:
qual arme il grande imperator, quai posse,
qual serva avesse e qual compagna gente,
quando del Mezzogiorno in guerra mosse
le forze e i regi e l'ultimo Oriente;
tu sol le schiere e i duci e sotto l'arme
mezzo il mondo raccolto, or puoi dettarme.

4

Poscia che ribellante al greco impero
si sottrasse l'Egitto e mut fede,
del sangue di Macon nato un guerriero
se 'n fe' tiranno e vi fond la sede.
Ei fu detto Califfo, e del primiero
chi n'ha lo scettro al nome anco succede.
Cos per ordin lungo il Nilo i suoi
Faraon vide e i Tolomei dopoi.

5

Volgendo gli anni, il regno stabilito
ed accresciuto in guisa tal che viene,
Asia e Libia ingombrando, al sirio lito
da' marmarici fini e da Cirene,
e passa a dentro incontra a l'infinito
corso del Nilo assai sovra Siene,
e quinci a le campagne inabitate
va de la sabbia e quindi al grande Eufrate.

6

A destra ed a sinistra in s comprende
l'odorata maremma e 'l ricco mare,
e fuor de l'Eritreo molto si stende
incontra al sol che matutino appare.
L'imperio ha in s gran forze, e pi le rende
il re ch'or lo governa illustri e chiare,
ch' per sangue signor, ma pi per merto,
ne l'arti regie e militari esperto.

7

Questi or co' Turchi, or con le genti perse
pi guerre fe': le mosse e le respinse;
fu perdente e vincente, e ne le averse
fortune fu maggior che quando vinse.
Poi che la grave et pi non sofferse
de l'armi il peso, alfin la spada scinse;
ma non depose il suo guerriero ingegno,
e d'onor il desio vasto e di regno.

8

Ancor guerreggia per ministri, ed have
tanto vigor di mente e di parole,
che de la monarchia la soma grave
non sembra a gli anni suoi soverchia mole.
Sparsa in minuti regni Africa pave
tutta al suo nome e 'l remoto Indo il cole,
e gli porge altri volontario aiuto
d'armate genti ed altri d'or tributo.

9

Tanto e s fatto re l'arme raguna,
anzi pur adunate omai l'affretta
contra il sorgente imperio e la fortuna
franca, ne le vittorie omai sospetta.
Armida ultima vien: giunge opportuna
ne l'ora a punto a la rassegna eletta.
Fuor de le mura in spazioso campo
passa dinanzi a lui schierato il campo.

10

Egli in sublime soglio, a cui per cento
gradi eburnei s'ascende, altero siede;
e sotto l'ombra d'un gran ciel d'argento
porpora intesta d'or preme co 'l piede,
e ricco di barbarico ornamento
in abito regal splender si vede:
fan torti in mille fascie i bianchi lini
alto diadema in nova forma a i crini.

11

Lo scettro ha ne la destra e per canuta
barba appar venerabile e severo;
e da gli occhi, ch'etade ancor non muta,
spira l'ardire e 'l suo vigor primiero,
e ben da ciascun atto sostenuta
la maest de gli anni e de l'impero.
Apelle forse o Fidia in tal sembiante
Giove form, ma Giove allor tonante.

12

Stannogli, a destra l'un, l'altro a sinistra,
due satrapi, i maggiori: alza il pi degno
la nuda spada, del rigor ministra,
l'altro il sigillo ha del suo ufficio in segno.
Custode un de' secreti, al re ministra
opra civil ne' grandi affar del regno,
ma prence de gli esserciti e con piena
possanza l'altro ordinator di pena.

13

Sotto, folta corona al seggio fanno
con fedel guardia i suoi Circassi astati,
ed oltre l'aste hanno corazze ed hanno
spade lunghe e ricurve a l'un de' lati.
Cos sedea, cos scopria il tiranno
d'eccelsa parte i popoli adunati;
tutte a' suoi pi nel trapassar le schiere
chinan, quasi adorando, armi e bandiere.

14

Il popol de l'Egitto in ordin primo
fa di s mostra, e quattro i duci sono:
duo de l'alto paese e duo de l'imo,
ch' del celeste Nilo opera e dono.
Al mare usurp il letto il fertil limo,
e rassodato al cultivar fu buono;
s crebbe Egitto: oh quanto a dentro posto
quel che fu lido a i naviganti esposto!

15

Nel primiero squadron appar la gente
ch'abit d'Alessandria il ricco piano,
ch'abit il lido vlto a l'occidente
ch'esser comincia omai lido africano.
Araspe il duce lor, duce potente
d'ingegno pi che di vigor di mano:
ei di furtivi aguati mastro egregio,
e d'ogn'arte moresca in guerra ha il pregio.

16

Secondan quei che posti invr l'aurora
ne la costa asiatica albergaro,
e li guida Aronto cui nulla onora
pregio o virt, ma i titoli il fan chiaro.
Non sud il molle sotto l'elmo ancora,
n matutine trombe anco il destaro,
ma da gli agi e da l'ombra a dura vita
intempestiva ambizion l'invita.

17

Quella che terza poi, squadra non pare
ma un'oste immensa, e campi e lidi tiene;
non crederai ch'Egitto mieta ed are
per tanti, e pur da una citt sua viene:
citt, ch'a le provincie emula e pare,
mille cittadinanze in s contiene.
Del Cairo i' parlo; indi il gran vulgo adduce,
vulgo a l'arme restio, Campsone il duce.

18

Vengon sotto Gazl quei che le biade
segaron nel vicin campo fecondo,
e pi suso insin l dove ricade
il fiume al precipizio suo secondo.
La turba egizia avea sol archi e spade,
n sosterria d'elmo o corazza il pondo:
d'abito ricca, onde altrui vien che porte
desio di preda e non timor di morte.

19

Poi la plebe di Barca, e nuda, e inerme
quasi, sotto Alarcon passar si vede,
che la vita famelica ne l'erme
piaggie gran tempo sostent di prede.
Con istuol manco reo ma inetto a ferme
battaglie, di Zumara il re succede;
quel di Tripoli poscia: e l'uno e l'altro
nel pugnar volteggiando dotto e scaltro.

20

Diretro ad essi apparvero i cultori
de l'Arabia Petrea, de la Felice,
che 'l soverchio del gelo e de gli ardori
non sente mai, se 'l ver la fama dice;
ove nascon gl'incensi e gli altri odori,
ove rinasce l'immortal fenice,
ch'in quella ricca fabrica ch'aduna
a l'essequie, a i natali, ha tomba e cuna.

21

L'abito di costoro meno adorno,
ma l'armi a quei d'Egitto han simiglianti.
Ecco altri Arabi poi, che di soggiorno
certo non sono stabili abitanti:
peregrini perpetui usano intorno
trarne gli alberghi e le cittadi erranti.
Han questi voce e femminil statura,
crin lungo e negro, e negra faccia e scura.

22

E gran canne indiane arman di corte
punte di ferro, e 'n su destrier correnti
diresti ben che un turbine lor porte,
se pur han turbo s veloce i venti.
Da Siface le prime erano scrte,
Aldino in guardia ha le seconde genti,
le terze guida Albiazr ch' fiero
omicida ladron, non cavaliero.

23

La turba appresso che lasciate avea
l'isole cinte da l'arabiche onde,
da cui pescando gi raccr solea
conche di perle gravide e feconde.
Sono i Negri con lor su l'eritrea
marina posti a le sinistre sponde.
Quegli Agricalte e questi Osmida regge,
che schernisce ogni fede ed ogni legge.

24

Gli Etipi di Mroe indi seguiro:
Mroe, che quindi il Nilo isola face
ed Astrabora quinci, il cui gran giro
di tre regni e di due f capace.
Li conducea Canario ed Assimiro,
re l'uno e l'altro e di Macon seguace
e tributario al Calif; ma tenne
santa credenza il terzo e qui non venne.

25

Poi due regi soggetti anco venieno
con squadre d'arco armate e di quadrella:
un, soldano d'Orms, che dal gran seno
persico cinta, nobil terra e bella;
l'altro, di Boecan; questa nel seno
del gran flusso marino isola anch'ella,
ma quando poi scemando il mar s'abbassa,
co 'l piede asciutto il peregrin vi passa.

26

N te, Altamoro, entro al pudico letto
potuto ha ritener la sposa amata.
Pianse, percosse il biondo crine e 'l petto
per distornar la tua fatale andata:
-- Dunque, -- dicea -- crudel, pi che 'l mio aspetto,
del mar l'orrida faccia a te fia grata?
fia l'arme al braccio tuo pi caro peso
che 'l picciol figlio a i dolci scherzi inteso? --

27

questi re di Sarmacante; e 'l manco
ch'in lui si pregi, il libero diadema,
cos dotto ne l'arme, e cos franco
ardir congiunge a gagliardia suprema.
Saprallo ben (l'annunzio) il popol franco,
ed ragion che insino ad or ne tema.
I suoi guerrieri indosso han la corazza,
la spada al fianco ed a l'arcion la mazza.

28

Ecco poi fin da gl'Indi e da l'albergo
de l'aurora venuto Adrasto il fero,
che di serpenti indosso ha per usbergo
il cuoio verde e maculato a nero,
e smisurato a un elefante il tergo
preme cos come si suol destriero.
Gente guida costui di qua dal Gange
che si lava nel mar che l'Indo frange.

29

Ne la squadra che segue scelto il fiore
de la regal milizia, e v'ha que' tutti
che con regal merc, con degno onore,
e per guerra e per pace eran condutti,
ch'armati a securezza ed a terrore
vengono in su i destrier possenti instrutti;
e de' purpurei manti e de la luce
de l'acciaio e de l'oro il ciel riluce.

30

Fra questi il crudo Alarco ed Odemaro
ordinator di squadre ed Idraorte,
e Rimedon che per l'audacia chiaro,
sprezzator de' mortali e de la morte;
e Tigrane e Rapoldo il gran corsaro,
gi de' mari tiranno; e Ormondo il forte,
e Marlabusto arabico a chi il nome
l'Arabie dir che ribellanti ha dome.

31

Evvi Orindo, Arimon, Pirga, Brimarte
espugnator de le citt, Sifante
domator de' cavalli; e tu de l'arte
de la lotta maestro, Aridamante;
e Tisaferno, il folgore di Marte,
a cui non chi d'agguagliar si vante
o se in arcione o se pedon contrasta,
o se rota la spada o corre l'asta.

32

Ma duce un prence armeno il qual tragitto
al paganesmo ne l'et novella
fe' da la vera fede, ed ove ditto
fu gi Clemente, ora Emiren s'appella;
per altro, uom fido e caro al re d'Egitto
sovra quanti per lui calcr mai sella:
duce insieme e cavalier soprano
per cor, per senno e per valor di mano.

33

Nessun pi rimanea, quando improvisa
Armida apparve e dimostr sua schiera.
Venia sublime in un gran carro assisa,
succinta in gonna e faretrata arciera;
e mescolato il novo sdegno in guisa
co 'l natio dolce in quel bel volto s'era,
che vigor dlle, e cruda ed acerbetta
par che minacci e minacciando alletta.

34

Somiglia il carro a quel che porta il giorno,
lucido di piropi e di giacinti;
e frena il dotto auriga al giogo adorno
quattro unicorni a coppia a coppia avinti.
Cento donzelle e cento paggi intorno
pur di faretra gli omeri van cinti,
ed a i bianchi destrier premono il dorso
che sono al giro pronti e lievi al corso.

35

Segue il suo stuolo, ed Aradin con quello
ch'Idraote assold ne la Soria.
Come allor che 'l rinato unico augello
i suo' Etipi a visitar s'invia
vario e vago la piuma, e ricco e bello
di monil, di corona aurea natia,
stupisce il mondo e va dietro ed a i lati,
meravigliando, essercito d'alati,

36

cos passa costei, meravigliosa
d'abito, di maniere e di sembiante.
Non allor s inumana o s ritrosa
alma d'amor che non divegna amante.
Veduta a pena e in gravit sdegnosa,
invaghir pu genti s varie e tante;
che sar poi, quando in pi lieto viso
co' begli occhi lusinghi e co 'l bel riso?

37

Ma poi ch'ella passata, il re de' regi
comanda ch'Emireno a s ne vegna,
ch lui preporre a tutti i duci egregi
e duce farlo universal disegna.
Quel, gi presago, a i meritati pregi
con fronte vien che ben del grado degna:
la guardia de' Circassi in due si fende
e gli fa strada al seggio, ed ei v'ascende;

38

e chino il capo e le ginocchia, al petto
giunge la destra. Il re cos gli dice:
-- Te' questo scettro; a te, Emiren, commetto
le genti, e tu sostieni in lor mia vice,
e porta, liberando il re soggetto,
su' Franchi l'ira mia vendicatrice.
Va', vedi e vinci; e non lasciar de' vinti
avanzo, e mena presi i non estinti. --

39

Cos parl il tiranno, e del soprano
imperio il cavalier la verga prese:
-- Prendo scettro, signor, d'invitta mano, --
disse -- e vo co' tuo' auspici a l'alte imprese,
e spero, in tua virt tuo capitano,
de l'Asia vendicar le gravi offese;
n torner se vincitor non torno,
e la perdita avr morte, non scorno.

40

Ben prego il Ciel che, s'ordinato male
(ch'io gi no 'l credo) di l su minaccia,
tutta su 'l capo mio quella fatale
tempesta accolta di sfogar gli piaccia;
e salvo rieda il campo, e 'n trionfale
pi che in funebre pompa il duce giaccia. --
Tacque, e segu co' popolari accenti
misto un gran suon de' barbari instrumenti.

41

E fra le grida ei suoni in mezzo a densa
nobile turba il re de' re si parte;
e giunto a la gran tenda, a lieta mensa
raccoglie i duci e siede egli in disparte,
ond'or cibo, or parole altrui dispensa,
n lascia inonorata alcuna parte.
Armida a l'arte sue ben trova loco
quivi opportun fra l'allegrezza e 'l gioco.

42

Ma gi tolte le mense, ella che vede
tutte le viste in s fisse ed intente,
e ch'a' segni ben noti omai s'avvede
che sparso il suo venen per ogni mente,
sorge e si volge al re da la sua sede
con atto insieme altero e riverente,
e quanto pu magnanima e feroce
cerca parer nel volto e ne la voce.

43

-- O re supremo, -- dice -- anch'io ne vegno
per la f, per la patria ad impiegarmi.
Donna son io, ma regal donna: indegno
gi di reina il guerreggiar non parmi.
Usi ogn'arte regal chi vuol il regno,
dansi a l'istessa man lo scettro e l'armi;
sapr la mia (n torpe al ferro o langue)
ferir e trar da le ferite il sangue.

44

N creder che sia questo il d primiero
ch'a ci nobil m'invoglia alta vaghezza,
ch in pro di nostra legge e del tuo impero
son io gi prima a militar avezza.
Ben rammentar di tu s'io dico il vero,
ch d'alcun'opra nostra hai pur contezza,
e sai che molti de' maggior campioni
che dispieghin la Croce io fi prigioni.

45

Da me presi ed avinti, e da me furo
in magnifico dono a te mandati;
ed ancor si stariano in fondo oscuro
di perpetua prigion per te guardati,
e saresti ora tu via pi securo
di terminar vincendo i tuoi gran piati,
se non che 'l fier Rinaldo, il qual uccise
i miei guerrieri, in libert li mise.

46

Chi sia Rinaldo noto; e qui di lui
lunga istoria di cose anco si conta:
questo il crudel ond'aspramente fui
offesa poi, n vendicata ho l'onta;
onde sdegno a ragione aggiunge i sui
stimoli, e pi mi rende a l'arme pronta.
Ma qual sia la mia ingiuria, a lungo detta
saravvi; or tanto basti: io vuo' vendetta.

47

E la procurer, che non invano
soglion portarne ogni saetta i venti,
e la destra del Ciel di giusta mano
drizza l'arme talor contra i nocenti;
ma s'alcun fia ch'al barbaro inumano
tronchi il capo odioso e me 'l presenti,
a grado avr questa vendetta ancora,
bench fatta da me pi nobil fra,

48

a grado s che gli sar concessa
quella ch'io posso dar maggior mercede:
me d'un tesor dotata e di me stessa
in moglie avr, s'in guiderdon mi chiede.
Cos ne faccio qui stabil promessa,
cos ne giuro inviolabil fede.
Or s'alcun che stimi i premi nostri
degni del rischio, parli e si dimostri. --

49

Mentre la donna in guisa tal favella,
Adrasto affigge in lei cupidi gli occhi:
-- Tolga il Ciel -- dice poi -- che le quadrella
nel barbaro omicida unqua tu scocchi,
ch non degno un cor villano, o bella
saettatrice, che tuo colpo il tocchi.
Atto de l'ira tua ministro sono,
ed io del capo suo ti far dono.

50

Io sterparogli il core, io dar in pasto
le membra lacerate a gli avoltoi. --
Cos parlava l'indiano Adrasto,
n soffr Tisaferno i vanti suoi:
-- E chi sei, -- disse -- tu, che s gran fasto
mostri, presente il re, presenti noi?
Forse qui tal ch'ogni tuo vanto audace
superer co' fatti, e pur si tace. --

51

Rispose l'indo fero: -- Io mi son uno
ch'appo l'opre il parlare ho scarso e scemo.
Ma s'altrove che qui cos importuno
parlavi, tu parlavi il detto estremo. --
Seguito avrian, ma raffren ciascuno
dimostrando la destra il re supremo.
Disse ad Armida poi: -- Donna gentile,
ben hai tu cor magnanimo e virile;

52

e ben sei degna a cui suoi sdegni ed ire
l'uno e l'altro di lor conceda e done,
perch tu poscia a voglia tua le gire
contra quel forte predator fellone.
L fian meglio impiegate, e 'l vostro ardire
l pu chiaro mostrarsi in paragone. --
Tacque, ci detto; e quegli offerta nova
fecero a lei di vendicarla a prova.

53

N quelli pur, ma qual pi in guerra chiaro
la lingua al vanto ha baldanzosa e presta.
S'offerser tutti a lei, tutti giuraro
vendetta far su l'essecrabil testa,
tante contra il guerrier ch'ebbe s caro
armi or costei commove e sdegni desta.
Ma esso, poi ch'abbandon la riva,
felicemente al gran corso veniva.

54

Per le medesme vie ch'in prima corse,
la navicella indietro si raggira;
e l'aura, ch'a le vele il volo porse,
non men seconda al ritornar vi spira.
Il giovenetto or guarda il polo e l'Orse
ed or le stelle rilucenti mira,
via de l'opaca notte, or fiumi e monti
che sporgono su 'l mar l'alpestre fronti;

55

or lo stato del campo, or il costume
di varie genti investigando intende.
E tanto van per le salate spume,
che lor da l'orto il quarto sol risplende;
e quando omai n' disparito il lume,
la nave terra finalmente prende.
Disse la donna allor. -- Le palestine
piaggie son qui: qui del viaggio il fine. --

56

Quinci i tre cavalier su 'l lito spose,
e sparve in men che non si forma un detto.
Sorgea la notte intanto, e de le cose
confondea i vari aspetti un solo aspetto.
E in quelle solitudini arenose
essi veder non ponno o muro o tetto,
n d'uomo o di destriero appaion l'orme
o d'altro pur che del camin gli informe.

57

Poi che stati sospesi alquanto foro,
mossero i passi e dir le spalle al mare.
Ed ecco di lontano a gli occhi loro
un non so che di luminoso appare,
che con raggi d'argento e lampi d'oro
la notte illustra e fa l'ombre pi rare.
Essi ne vanno allor contra la luce,
e gi veggion che sia quel che s luce.

58

Veggiono a un grosso tronco armi novelle
incontra i raggi de la luna appese,
e fiammeggiar, pi che nel ciel le stelle,
gemme ne l'elmo aurato e ne l'arnese;
e scoprono a quel lume imagin belle
nel grande scudo in lungo ordine stese.
Presso, quasi custode, un vecchio siede
che contra lor se 'n va, come li vede.

59

Ben da' due guerrier riconosciuto
di saggio amico il venerabil volto.
Ma, poi che ricev lieto saluto
e ch'ebbe lor cortesemente accolto,
al giovenetto, il qual tacito e muto
il riguardava, il ragionar rivolto:
-- Signor, te sol -- gli disse -- io qui soletto
in cotal ora desiando aspetto,

60

ch, se no 'l sai, ti sono amico; e quanto
curi le cose tue chiedilo a questi,
ch'essi, scrti da me, vinser l'incanto
ove tua vita misera traesti.
Or odi i detti miei, contrari al canto
de le sirene, e non ti sian molesti,
ma gli serba nel cor fin che distingua
meglio a te il ver pi saggia e santa lingua.

61

Signor, non sotto l'ombra in piaggia molle
tra fonti e fior, tra ninfe e tra sirene,
ma in cima a l'erto e faticoso colle
de la virt riposto il nostro bene.
Chi non gela e non suda e non s'estolle
da le vie del piacer, l non perviene.
Or vorrai tu lungi da l'alte cime
giacer, quasi tra valli augel sublime?

62

T'alz natura inverso il ciel la fronte,
e ti di spirti generosi ed alti,
perch in su miri e con illustri e conte
opre te stesso al sommo pregio essalti;
e ti di l'ire ancor veloci e pronte,
non perch l'usi ne' civili assalti
n perch sian di desideri ingordi
elle ministre, ed a ragion discordi,

63

ma perch il tuo valore, armato d'esse,
pi fero assalga gli aversari esterni,
e sian con maggior forza indi ripresse
le cupidigie, empi nemici interni.
Dunque ne l'uso per cui fur concesse
l'impieghi il saggio duce e le governi,
ed a suo senno or tepide or ardenti
le faccia, ed or le affretti ed or le allenti. --

64

Cos parlava; e l'altro, attento e cheto
a le parole sue d'alto consiglio,
fea de' detti conserva, e mansueto
volgeva a terra e vergognoso il ciglio.
Ben vide il mago veglio il suo secreto,
e gli soggiunse: -- Alza la fronte, o figlio,
e in questo scudo affissa gli occhi omai,
ch'ivi de' tuoi maggior l'opre vedrai.

65

Vedrai de gli avi il divulgato onore,
lunge precorso in loco erto e solingo;
tu dietro anco riman', lento cursore,
per questo de la gloria illustre arringo.
Su su, te stesso incita: al tuo valore
sia sferza e spron quel ch'io col dipingo. --
Cos diceva; e 'l cavalier affisse
lo sguardo l, mentre colui s disse.

66

Con sottil magistero in campo angusto
forme infinite espresse il fabro dotto,
del sangue d'Azio, glorioso, augusto
l'ordin vi si vedea, nulla interrotto:
vedeasi dal roman fonte vetusto
i suoi rivi dedur puro e incorrotto.
Stan coronati i principi d'alloro,
mostra il vecchio le guerre e i pregi loro.

67

Mostragli Caio, allor ch'a strane genti
va prima in preda il gi inclinato impero,
prendere il fren de' popoli volenti
e farsi d'Esti il principe primiero,
ed a lui ricovrarsi i men potenti
vicini a cui rettor facea mestiero.
Poscia, quando ripassa il varco noto,
a gli inviti d'Onorio, il fero goto,

68

e quando sembra che pi avampi e ferva
di barbarico incendio Italia tutta,
e quando Roma, prigioniera e serva,
sin dal profondo teme esser destrutta,
mostra ch'Aurelio in libert conserva
la gente sotto al suo scettro ridutta.
Mostragli poi Foresto che s'oppone
a l'unno regnator de l'Aquilone.

69

Ben si conosce al volto Attila il fello,
ch con occhi di drago ei par che guati,
ed ha faccia di cane, ed a vedello
dirai che ringhi e udir credi i latrati;
poi vinto il fero in singolar duello
mirasi rifuggir fra gli altri armati,
e la difesa d'Aquilea poi trre
il buon Foresto, de l'Italia Ettorre.

70

Altrove la sua morte, e 'l suo destino
destin de la patria. Ecco l'erede
del padre grande il gran figlio Acarino,
ch'a l'italico onor campion succede.
Cedeva a i fati, e non a gli Unni, Altino,
poi riparava in pi secura sede;
poi raccoglieva una citt di mille
in val di Po case disperse in ville.

71

Contra il gran fiume ch'in diluvio ondeggia
muniasi, e quindi la citt sorgea
che ne' futuri secoli la reggia
de' magnanimi Estensi esser dovea.
Par che rompa gli Alani e che si veggia
contra Odoacro aver fortuna rea,
e morir per l'Italia: oh nobil morte,
che de l'onor paterno il fa consorte!

72

Cader seco Alforisio, ire in essiglio
Azzo si vede e 'l suo fratel con esso,
e ritornar con l'arme e co 'l consiglio,
dapoi che fu il tiranno erulo oppresso.
Trafitto di saetta il destro ciglio,
segue l'estense Epaminonda oppresso;
e par lieto morir, poscia che 'l crudo
Totila vinto e salvo il caro scudo.

73

Di Bonifacio parlo; e fanciulletto
premea Valerian l'orme del padre:
gi di destra viril, viril di petto,
cento no 'l sostenean gotiche squadre.
Non lunge, ferocissimo in aspetto,
fea contra Schiavi Ernesto opre leggiadre;
ma inanzi a lui l'intrepido Aldoardo
da Monscelce escludeva il re lombardo.

74

Enrico v'era e Berengario; e dove
spiega il gran Carlo la sua augusta insegna
par ch'egli il primo feritor si trove,
ministro o capitan d'impresa degna.
Poi segue Lodovico, e quegli il move
contra il nipote ch'in Italia regna:
ecco in battaglia il vince e 'l fa prigione;
eravi poi co' cinque figli Ottone.

75

V'era Almerico; e si vedea gi fatto
de la citt, donna del Po, marchese.
Devotamente il ciel riguarda, in atto
di contemplante, il fondator di chiese.
D'incontra Azzo secondo avean ritratto
far contra Berengario aspre contese;
e dopo un corso di fortuna alterno
vinceva, e de l'Italia avea il governo.

76

Vedi Alberto il figliuolo ir fra' Germani
e col far le sue virt s note,
che, vinti in giostra e vinti in guerra i Dani,
genero il compra Otton con larga dote.
Vedigli a tergo Ugon, quel ch'a' Romani
fiaccar le corna impetuoso pote,
e che marchese de l'Italia fia
detto e Toscana tutta avr in balia.

77

Poscia Tedaldo, e Bonifacio a canto
di Beatrice sua poi v'era espresso.
Non si vedea virile erede a tanto
retaggio a s gran padre esser successo.
Seguia Matelda, ed adempia ben quanto
difetto par nel numero e nel sesso,
che pu la saggia e valorosa donna
sovra corone e scettri alzar la gonna.

78

Spira spiriti maschi in nobil volto,
mostra vigor pi che viril lo sguardo:
l configea i Normanni, e 'n fuga vlto
si dileguava il gi invitto Guiscardo;
qui rompea Enrico il quarto, ed a lui tolto
offriva al tempio imperial stendardo;
qui riponea il pontefice soprano
nel gran soglio di Pietro in Vaticano.

79

Poi vedi, in guisa d'uom ch'onori ed ami,
ch'or l' al fianco Azzo il quinto, or la seconda.
Ma d'Azzo il quarto in pi felici rami
germogliava la prole alma e feconda.
Va dove par che la Germania il chiami
Guelfo il figliuol, figliuol di Cunigonda;
e 'l buon germe roman con destro fato
ne' campi bavarici traslato.

80

L d'un gran ramo estense ei par ch'inesti
l'arbore di Guelfon, ch' per s vieto;
quel ne' suoi Guelfi rinovar vedresti
scettri e corone d'or, pi che mai lieto,
e co 'l favor de' bei lumi celesti
andar poggiando, e non aver divieto:
gi confina co 'l ciel, gi mezza ingombra
la gran Germania, e tutta anco l'adombra.

81

Ma ne' suoi rami italici fioriva
bella non men la regal pianta a prova.
Bertoldo qui d'incontra a Guelfo usciva,
qui Azzo il sesto i suoi prischi rinova.
Questa la serie de gli eroi che viva
nel metallo spirante par si mova.
Rinaldo sveglia, in rimirando, mille
spirti d'onor da le natie faville,

82

e d'emula virt l'animo altero
commosso avampa, ed rapito in guisa
che ci che imaginando ha nel pensiero,
citt abbattuta e presa e gente uccisa,
pur, come sia presente e come vero,
dinanti agli occhi suoi vedere avisa;
e s'arma frettoloso, e con la spene
gi la vittoria usurpa e la previene.

83

Ma Carlo, il quale a lui del regio erede
di Dania gi narrata avea la morte,
la destinata spada allor gli diede:
-- Prendila, -- disse -- e sia con lieta sorte,
e solo in pro de la cristiana fede
l'adopra, giusto e pio non men che forte;
e fa del primo suo signor vendetta
che t'am tanto, e ben a te s'aspetta. --

84

Rispose egli al guerriero: -- A i cieli piaccia
che la man che la spada ora riceve,
con lei del suo signor vendetta faccia:
paghi con lei ci che per lei si deve. --
Carlo, rivolto a lui con lieta faccia,
lunghe grazie ristrinse in sermon breve.
Ma lor s'offriva il mago, ed al viaggio
notturno l'affrettava il nobil saggio.

85

-- Tempo -- dicea -- di girne ove t'attende
Goffredo e 'l campo, e ben giungi opportuno.
Or n'andiam pur, ch'a le cristiane tende
scorger ben vi sapr per l'aer bruno. --
Cos dice egli, e poi su 'l carro ascende
e lor v'accoglie senza indugio alcuno;
e rallentando a' suoi destrieri il morso
gli sferza, e drizza a l'oriente il corso.

86

Taciti se ne gian per l'aria nera,
quando al garzon si volge il veglio e dice:
-- Veduto hai tu de la tua stirpe altera
i rami e la vetusta alta radice;
e se ben ella da l'et primiera
stata fertil d'eroi madre e felice,
non n fia di partorir mai stanca,
ch per vecchiezza in lei virt non manca.

87

E come tratto ho fuor del fosco seno
de l'et prisca i primi padri ignoti,
cos potessi ancor scoprire a pieno
ne' secoli avenire i tuoi nepoti,
e pria ch'essi apran gli occhi al bel sereno
di questa luce, farli al mondo noti!
ch de' futuri eroi gi non vedresti
l'ordin men lungo, o pur men chiari i gesti.

88

Ma l'arte mia per s dentro al futuro
non scorge il ver che troppo occulto giace,
se non caliginoso e dubbio e scuro,
quasi lunge, per nebbia, incerta face;
e se cosa qual certo io m'assecuro
affermarti, non sono in questo audace,
ch'io l'intesi da tal che senza velo
i secreti talor scopre del Cielo.

89

Quel ch'a lui rivel luce divina
e ch'egli a me scoperse, io a te predico:
-- Non fu mai greca o barbara o latina
progenie, in questo o nel buon tempo antico,
ricca di tanti eroi quanti destina
a te chiari nepoti il Cielo amico,
ch'agguaglieran qual pi chiaro si noma
di Sparta, di Cartagine e di Roma.

90

Ma fra gli altri -- mi disse -- Alfonso io sceglio
primo in virt ma in titolo secondo
che nascer de quando, corrotto e veglio,
povero fia d'uomini illustri il mondo;
questo fia tal che non sar chi meglio
la spada usi o lo scettro, o meglio il pondo
o de l'arme sostegna o del diadema,
gloria del sangue tuo, gemma suprema.

91

Dar, fanciullo, in varie imagin fere
di guerra, i segni di valor sublime:
fia terror de le selve e de le fre,
e ne gli arringhi avr le lodi prime;
poscia riporter da pugne vere
palme vittoriose e spoglie opime,
e sovente averr che 'l crin si cigna
or di lauro, or di quercia, or di gramigna.

92

De la matura et pregi men degni
non fiano stabilir pace e quiete,
mantener sue citt fra l'arme e i regni
di possenti vicin tranquille e chete,
nutrire e fecondar l'arti e gl'ingegni,
celebrar giochi illustri e pompe liete,
librar con giusta lance e pene e premi,
mirar da lunge e preveder gli estremi.

93

Oh s'avenisse mai che contra gli empi
che tutte infesteran le terre e i mari,
e de la pace in quei miseri tempi
daran le leggi a i popoli pi chiari,
duce se 'n gisse a vendicare i tmpi
da lor distrutti e i violati altari,
qual ei giusta faria grave vendetta
su 'l gran tiranno e su l'iniqua setta!

94

Indarno a lui con mille schiere armate
quinci il Turco opporriasi e quindi il Mauro,
ch'egli portar potrebbe oltre l'Eufrate,
ed oltre i gioghi del nevoso Tauro
ed oltre i regni ov' perpetua state,
la Croce e 'l bianco augello e i gigli d'auro,
e per battesmo de le nere fronti
del gran Nilo scoprir le ignote fonti. --

95

Cos parlava il veglio, e le parole
lietamente accoglieva il giovenetto,
che del pensier de la futura prole
un tacito piacer sentia nel petto.
L'alba intanto sorgea nunzia del sole,
e 'l ciel cangiava in oriente aspetto,
e su le tende gi potean vedere
da lunge il tremolar de le bandiere.

96

Ricominci di novo allora il saggio:
-- Vedete il sol che vi riluce in fronte,
e vi discopre con l'amico raggio
le tende e 'l piano e la cittade e 'l monte.
Securi d'ogni intoppo e d'ogni oltraggio
io scrti v'ho fin qui per vie non conte;
potete senza guida ir per voi stessi
omai; n lece a me che pi m'appressi. --

97

Cos tolse congedo, e fe' ritorno
lasciando i cavalier ivi pedoni;
ed essi pur contra il nascente giorno
segur lor strada e gr a i padiglioni.
Port la fama e divulg d'intorno
l'aspettato venir dei tre baroni,
e inanzi ad essi al pio Goffredo corse
che per raccrli dal suo seggio sorse.


EDIZIONE DI RIFERIMENTO: "Torquato Tasso - Gerusalemme liberata", a cura di Lanfranco Caretti, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1979







eXTReMe Tracker
        Torquato Tasso - Opera Omnia  -  a cura de ilVignettificio   -   FRIEND WEBSITES : ilPortfolio

w3c xhtml validation w3c css validation